venerdì 16 dicembre 2011

Il modernariato fai da te

Se girando per i mercatini non trovate niente che faccia al caso vostro o magari non riuscite a vendere l'odioso “mobile della nonna” che no sta bene con l'arredamento della casa, c'è una soluzione anche per voi: il riutilizzo.

Infatti, i mobili di modernariato, quando non sono di valore si intende, si possono riutilizzare, con un po' di fai da te e l'aiuto di qualche esperto, per creare una casa originale e innovativa.

Prendiamo per esempio la cassettiera.

Facendola tagliare al centro e inserendoci un lavabo, può diventare un comodo mobiletto per il bagno, da decorare e usare a proprio gusto.

Pensiamo invece ai coffè table o alle panche che nessuno vuole più.

Sovrapponendole, possono diventare una comoda stante o altrimenti, se fissate al muro si possono reinventare come comode mensole e addirittura, come parete-libreria.

E che dire delle sedie rotte?

Lo schienale può, tranquillamente, diventare un comodo supporto per la casa: un porta asciugamani per il bagno, per esempio, o un porta oggetti per la cucina.

Insomma, con un po' di fantasia e l'aiuto di qualche mano esperta, si può creare un modernariato fai da te, personalizzato, originale e al 100% vintage.

martedì 13 dicembre 2011

I must del modernariato

Come ogni moda, se così si può definire il modernariato, anche questo ha i suoi must.

Tra le correnti di design più ricercate, al primo posto c'è il Made in Italy, con i suoi grandi marchi e i suoi grandi artisti.

Dividendosi tra le i vari decenni del Novecento, i complementi di arredo provenienti dagli anni '50 sono quelli più richiesti e che riescono a raggiungere cifre molto alte, sopratutto quando si tratta di pezzi unici.

Infatti per edizioni limitate di designer-artisti come Mollino o Sottas si possono raggiungere addirittura i 100 mila euro.

Molto quotate sono anche le lampade di brand quali Arteluce, Fontana Arte e Arredo Luce, disegnate da grandi nomi del settore come Sarfatti, Ingrand o Lelli.

Altro periodo storico molto gettonato è quello del post-modernismo degli anni '70-'80, con pezzi di Mendini o Pesce.

Oltre al Made in Italy, è il momento del Made in Brasil. In particolare, quello dell'arredamento carioca proveniente da un lasso di tempo che va dagli anni '50 agli '70 e partorito dalle geniali menti di artisti come Rodrigues o França.

Immancabile è anche il design nord europeo pre-Ikea, con le sue linee minimali e i suoi concept geometrici di designer come Jacobsen o Puolsen.

Per un modernariato più alla portata di tutti, o meglio di tutte le tasche, viene in soccorso il low cost che punta tutto sul design di Alessi e sull'elettronica vintage di radio, telefoni, tv e ventilatori.

venerdì 9 dicembre 2011

Il modernariato in tre semplici passi

Per orientarsi in maniera corretta nell'intricato mondo del modernariato, fatto di mille offerte di mercatini, fiere, aste e chi più ne ha più ne metta, basta seguire i seguenti, tre piccoli consigli.

Comprare
Il primo step da seguire per comprare in modo intelligente, è documentarsi.

In poche parole, chi compra deve farsi furbo e tenere gli occhi ben aperti, per essere sempre un passo avanti rispetto a chi vende e per fare, così, buoni affari.

Farsi una cultura in merito al modernariato, è semplice.

Esistono, infatti, in commercio numerose guide agli acquisti o più semplicemente, libri che trattano la materia in questione.

Se non si vuole far visita alla libreria, c'è sempre internet, fonte inesauribile di consigli e trucchi per trovare quello che si cerca.

Altro importante accorgimento, è quello di richiedere la fattura o la certificazione che attestino l'autenticità del prodotto desiderato, sopratutto per chi compra in negozio.

Infine, per chi preferisce i mercatini, è fondamentale darsi un budget da non superare, come rimedio contro i falsi.

Vendere
In primis, diffidare sempre da chi prometti lauti guadagni.

Per chi ha in casa oggetti di modernariato che desidera vendere, il modo più efficace per raggiungere lo scopo, è di arrivare direttamente ai collezionisti, magari tramite il buon, vecchio passaparola.

Per le valutazioni e le autenticazioni, è necessario rivolgersi a periti certificati, scegliendo negli elenchi delle Camere di Commercio o delle associazioni di categoria.

Se si vuole vendere oggetti di pregio, anche in questo caso, è meglio rivolgersi alle case d'asta.

Case d'asta
Tra le più importanti casa d'asta nazionali e internazionali troviamo: Della Rocca a Torino, Cambi, Boetto e Wannenes di Genova, Bohans di Londra e New York, Tajan di Parigi, Pierre Bergè di Bruxelles, Dorotheum di Vienna Philipps de Pury di New York e Wright di Chicago.

martedì 6 dicembre 2011

Arredare in stile con il modernariato

Una volta c'era il mobile usato.

Quello che si comprava nei mercatini, a poche lire, perchè, magari, non ci si poteva permettere quello del negozio.

Oggi c'è il mobile vintage o di modernariato, che è diventato quasi uno status symbol per chi desidera essere sempre al passo con i tempi, anche in fatto di arredemento per la casa.

Dunque, aumentato l'interesse, sono aumentati proporzionalmente, anche i mercatini, i negozi e le gallerie, specializzate nella vendita o acquisto di modernariato.

E allora, se ci si sa orientare e si ha un minimo di conoscenza della materia, è possibile trovare pezzi unici, di designer famosi, anche a prezzi ragionevoli.

Ma che cos'è il modernariato?

Il termine sta ad indicare tutti quei complementi di arredo che vanno dagli anni '30 fino agli anni '80, ma anche pezzi più recenti in tiratura limitata, tutti, comunque, esclusivamente di design.

Il modernariato sta diventando, sempre di più un business su ampia scala, con l'apertura, oltre che di rivenditori, anche di aste specializzate, che sfruttano il senso di nostalgia per il tempo che fu, dei coloro più avanti negli anni e la voglia di essere hip e fashion dei più giovani.

Per gli appassionati, i nostalgici e i fashion addict, ma anche per chi sta dall'altro lato della barricata, ovvero vuole sbarazzarsi dei “mobili vecchi”, c'è l'imbarazzo della scelta in siti web, mercatini, fiere e case d'asta. Insomma ce ne per tutte le tasche, ma bisogna fare attenzione, assicurandosi che l'usato sia garantito.

Infatti, il rischio di prendere una cantonata o di perdersi è molto alto, per questo è meglio rivolgersi alla consulenza di esperti o farsi una cultura sul tema, per evitare di fare degli errori o buttare via i propri soldi.

venerdì 2 dicembre 2011

B&B Italia

B&B Italia, sin dalla fondazione nel 1966, si è affermata come azienda leader nel settore dell’arredamento contemporaneo, distinguendosi come portabandiera del design italiano nel mondo.

Gli arredi di B&B Italia nascono dalla capacità dell'azienda di rimanere sempre al passo con i tempi, rappresentando con i propri prodotti la cultura contemporanea e l’evoluzione dell’abitare.

Questo grazie ad una perfetta alchimia tra creatività, innovazione e produzione, che fanno dei complementi d’arredo firmati B&B Italia, esempi di modernità universale e senza tempo.

B&B Italia, per portare avanti questa filosofia, si avvale del contributo dei più acclamati designer internazionali, imprimendo una propria, inconfondibile, impronta nel panorama dell'arredo Made in Italy.

Ogni progetto portato avanti da B&B Italia, unisce ricerca e creatività, che vanno, sempre, di pari passo con la funzionalità.

In particolare, il ruolo della ricerca è da sempre determinante per lo sviluppo degli obbiettivi che B&B Italia si prefigge, esprimendosi al massimo, proprio nel momento della creazione del nuovo.

Questa capacità idi innovare e di innovarsi, è valsa a B&B Italia numerosi premi di settore, tra cui 4 Compassi d’Oro, di cui uno, il più esclusivo, nel 1989, ricevuto per “il costante lavoro di integrazione svolto al fine di coniugare i valori della ricerca tecnico scientifica con quelli necessari alla funzionalità ed espressività dei prodotti”.

B&B Italia, dunque, si distingue per innovazione, qualità, servizio, design e prestigio, che esprimono, al meglio, la cultura e lo stile del Made in Italy nel mondo.

martedì 29 novembre 2011

Guzzini

Già al momento della sua nascita nel 1912, la Guzzini aveva in sé la voglia di portare innovazione nel design Made in Italy, qualità, questa, resa negli anni una vera e propria mission, grazie sopratutto alla lungimiranza del fondatore Enrico Guzzini.

Più avanti, intorno al 1938, la nuova generazione di Guzzini, continua su questa strada, dando vita ad una piccola rivoluzione, introducendo il plexiglas nella fabbricazione di oggetti per la casa.

Da qui in avanti, l’azienda ha continuato ad innovarsi e ad innovare, con collaborazioni importanti con i migliori designer in circolazione, con cui Guzzini intrattiene un rapporto dialettico positivo, un filo comune teso verso la qualità.

Guzzini ha sempre chiesto ai suoi collaboratori di osare consapevolmente, tenendo gli occhi aperti su cio’ che di nuovo e interessante accade nel mondo.

Per questo Guzzini, ha ottenuto riconoscimenti internazionali di prestigio come il Compasso D’Oro, il Design Plus, il Good Design Award, l’IF Product Design Award e il Red dot Award.

Oggi, Guzzini continua a stimolare il mondo del design con i suoi prodotti, perché l'innovazione ha ancora molti passi in avanti da fare.

venerdì 25 novembre 2011

Artemide

Dal 1960, Artemide è uno dei brand del Made in Italy tra i più conosciuti al mondo, grazie alla sua filosofia “The Human Light”, che combina design e innovazione applicati al campo dell'illuminazione.

Il Gruppo Artemide è uno dei leader mondiali nel settore dell’illuminazione residenziale e professionale d’alta gamma, con un’ampia presenza distributiva internazionale, che vede i suoi showroom monomarca collocati nelle più importanti città e gli shop in shop nei più prestigiosi negozi di illuminazione e di arredamento del mondo.

Artemide, è un tassello fondamentale della storia del design, italiano e non, grazie a prodotti come: Eclisse di Vico Magistretti, Tolomeo di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina e Pipe di Herzog & De Meuron), tutte insignite dei più impostanti premi del settore, come il Compasso d’Oro o l'European Design Prize.

Le creazioni di Artemide sono considerate, a livello globale, come delle vere e proprie icone di design contemporaneo, tanto da essere esposte nei maggiori musei di arte moderna come: il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e Parigi, oltre che nel prestigiosissimo Centre Georges Pompidou sempre della capitale francese.

martedì 22 novembre 2011

Zanotta

La storia della Zanotta, va di pari passo con la storia del design made in Italy e con il suo successo nel mondo.

Nata nel 1954 da un'idea di Aurelio Zanotta, sin dal principio, l'azienda si impone come sinonimo di design ricercato, fatto di pezzi unici e particolari, firmati solo dalle migliori menti in circolazione.

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60, Zanotta vede il suo periodo più prolifico, fatto di soluzioni sempre nuove, belle e sperimentali, senza mai perdere di vista la funzionalità.

Zanotta, quindi, si impone come marchio innovatore, portando la avanti la filosofia del design di qualità, esteticamente affascinante, ma sempre utile, producendo pezzi unici, per fattura e linee, mai banali, diventati parte integrante della storia, non solo dell'arredamento, ma anche culturale dell'epoca.

Nel 1989 nascono le Zanotta Edizioni, una linea di prodotti che si presentano come vere e proprie opere d'arte, piuttosto che come dei semplici complementi di arredo, la cui caratteristica principale è quella di unire le tecniche lavorative dell'artigianato artistico italiano con il le moderne tecnologie, utilizzando, nella creazione dei pezzi, tecniche antiche come il mosaico, l’intarsio, la decorazione pittorica.

Questi oggetti, diventati dei veri cult, sono entrati a pieno titolo nella storia del design moderno. Non solo design ricercato, anche i prodotti Zanotta, che fanno parte di una sfera, per così dire, più quotidiana, sono entrati a far parte della cultura internazionale del design.

Ciò è dovuto, sopratutto, alla volontà dell'azienda di esportare il made in Italy di qualità nel mondo, da anni, infatti, Zanotta partecipa ad iniziative e attività volte a promuovere la diffusione e lo sviluppo delle tematiche legate all’oggetto d’arredo e alla cultura dell’abitare.

E anche per questo, Zanotta, nel corso dei decenni, ha ricevuto, numerosi premi ed è entrata, di diritto, nelle collezioni permanenti dei maggiori musei di design nel mondo.

venerdì 18 novembre 2011

Kartell

Kartell è una delle più importanti aziende di mobili e oggetti di design del made in Italy, grazie alle suoi prodotti innovativi e ricercati in plastica.

L'azienda, fondata nel 1949 a Noviglio, in provincia di Milano, da un ingegnere chimico, Giulio Castelli, comincia la propria attività con la produzione di accessori per auto e casalinghi in plastica.

Il successo del marchio è iniziato in uno dei periodi più floridi per il design italiano, gli anni sessanta, ottenendo, poi, la consacrazione internazionale nel 1972, grazie ad una mostra presso il MOMA di New York dedicata all'arredamento made in Italy, con pezzi di Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Marco Zanuso, che tuttora fanno parte della collezione permanente del museo.

Negli anni novanta, la Kartell da inizio ad una proficua collaborazione con designer di fama mondiale come Antonio Citterio, Ron Arad, Vico Magistretti, Philippe Starck e Piero Lissoni, fondando nel1999, addirittura un omonimo museo, che raccoglie oltre 1000 creazioni.

Il grande successo di Kartell è dato, sopratutto, dall'uso della plastica come materiale principale per i complementi di arredamento, utilizzata in un maniera del tutto originale e lavorata tramite tecnologie, che tradizionalmente, vengono applicate alla produzione industriale, che gli hanno fatto meritare numerosi premi internazionali, tra cui il più ambito, il Compasso d'Oro.

Tra gli oggetti di design più famosi e di maggior successo prodotti da Kartell, si annoverano: Maui di Magistretti, la sedia trasparente in soli due pezzi La Marie, le poltroncine Eros e la serie di sedie monopezzo a stampaggio rotazionale "Ghost" e Bubble di Starck, la libreria Bookworm di Ron Arad.

martedì 15 novembre 2011

Flou

Flou è la massima azienda per i complementi per la camera da letto, tutti rigorosamente firmati da grandi nomi del design.

Marchio amato in tutto il mondo sin dagli anni '70, basa la sua filosofia su alcuni concept semplici, ma importanti e su idee che hanno permesso all’azienda di nascere e diventare una delle massime espenenti del design made in Italy.

Nata nel 1978 da l'intuizione di Rosario Messina, assieme alla collaborazione di Achille, fin dal principio, Flou si caratterizza per i prodotti semplici, ma rivoluzionari.

Primo fra tutti, il letto Nathalie di Vico Magistretti, che ha reso l'azienda un brand di design universalmente conosciuto.

Flou ha visto riconosciuto il proprio valore diverse volte, ricevendo moltissimi premi, a decretare la qualità dei prodotti offerti, accessibili a tutti e dal design innovativo, che rendono protagonista la camera da letto.

venerdì 11 novembre 2011

Renzo Piano

Renzo Piano, è uno dei cardini dell'architettura moderna, per aver contribuito, più e più volte, a cambiarne le regole.

Dopo la facoltà di Architettura, frequentata sia a Firenze, che a Genova, per poi laurearsi nel 1964 al Politecnico di Milano, entra da subito in contatto con la vita del cantiere e la possibilità di esercitare la professione, tramite il padre costruttore, che lo aiuta a muovere i primi passi.

Grazie agli incontri con figure come Franco Albini, Marco Zanuso, Louis Kahn e Makowskj, comincia a sperimentare sulle strutture spaziali.

Dai qui inizia a delinearsi il tratto fortemente innovativo della sua architettura, segnato dalla continua ricerca di nuovi materiali e tecnologie.

Con la pubblicazione dei suoi lavori su due riviste di settore, Domus e Casabella e con il padiglione realizzato per la Triennale del 1966, arriva il successo di pubblico e la realizzazione di un padiglione all’Expo di Osaka nel 1969.

Durante questo periodo, Piano, si divide tra Stati Uniti e Inghilterra, in particolare, a Londra, conosce Richard Rogers, con cui apre lo studio Piano&Rogers.

L'incontro con Rogers, darà vita, tra il ’71 e il ’77, al Centre Pompidou, una delle sue opere più discusse e iconiche.

Dopo questa esperienza, apre uno nuovo studio, questa volta con Peter Rice, per poi, nel 1981, fondare la Renzo Piano Building Workshop con una sede a Genova e una Parigi.

Piano, durante la sua lunga carriera, è stato insignito dei più prestigiosi premi, tra i quali, il Pritzker nel 1998 e il Leone d’oro alla Carriera nel 2000, grazie alla realizzazione di opere di straordinario valore, che hanno dato un nuovo volto all’architettura contemporanea, tra cui lo stadio S. Nicola a Bari, l'aeroporto di Osaka, la Cité Internationale di Lione, il Museo della Scienza e della Tecnica ad Amsterdam, il ridisegno della Postdamer Platz a Berlino, la Banca Popolare di Lodi, il Design Center della Mercedes Benz a Stoccarda, l'Aurora Place a Sidney e la Telecom Tower a Rotterdam.

martedì 8 novembre 2011

Marc Sadler

Marc Sadler, è, senza dubbio, il mago del design high- tech.

In particolare, si differenzia dagli altri, per la progettazione di oggetti per il mondo sportivo, alcuni diventati addirittura iconici, come il Motorcyclist’s Back Protector, paraschiena disegnato per Dainese, che dal 1998 è esposto nella collezione permanente del MOMA di New York.

Sadler si laurea nel 1968 all'E.N.S.A.D. di Parigi, ma trova la sua vera “casa”, professionale e non solo, è Milano.

Eccelle nel campo dell'interior design, grazie a collaborazioni importanti con aziende internazionali di arredamento quali: Cassina, Tecno, Boffi, Flos, Fiam, Foscarini, Martinelli Luce, Caimi Brevetti, Graepel, Fabbian, Kartell e Magis, che gli fanno ottenere numerosi riconoscimenti tra cui due premi Compasso d’oro ADI, il primo nel '94 per la lampada Drop di Flos-Arteluce e nel 2001 per la piantana Tite e la sospensione Mite di Foscarini.

Il successo di Sadler, è dovuto alla capacità di saper unire le più diverse esperienze nel campo del design industriale, non guardando al passato, ma proiettandosi sempre verso il futuro.

Il suo lavoro, è caratterizzato da una forte sperimentazione, basata su nuovi materiali e processi produttivi, che gli hanno permesso, dal 2002, di diventare art director del gruppo American Standard.

venerdì 4 novembre 2011

Frank O. Gehry

Frank O. Gehry, nato come Frank Owen Goldenberg a Toronto in Canada, il 28 Febbraio 1929, è sicuramente uno dei più illustri architetti dell'epoca moderna, un decostruttivista, autore di alcune delle strutture più iconiche e discusse degli ultimi decenni.

Il concept che percorre l'intera vita professionale di Gehry, ha come principio, quello di andare, sempre e comunque, controcorrente rispetto al rigore, formale ed etico, dell’architettura del Movimento Moderno.

Per Gehry, le forme non devono essere necessariamente pure e i materiali non devono necessariamente nobili, anzi un esperienza architettonica deve essere dominata dalla frattura, dal caos e perchè no, dalla volgarità.

E' così che inizia a recuperare materiali poveri delle periferie urbane, costruire rete metallica e lamiera ondulata e trasferire nell’architettura, la ricerca del nuovo portato avanti dalla pop art.

Titanio, acciaio galvanizzato, cristallo termico ed pietra, sono i materiali più usati da Gehry, ne è un esempio una delle sue costruzioni più famose, il Guggenheim Museum di Bilbao.

Costruito fra il 1991 ed il 1997, il Guggenheim Museum di Bilbao è la punta di diamante della generazione dei nuovi musei sorti nel mondo dagli anni '90, facenti parte della cosiddetta Architettura-Scultura.

Tra le altre opere di Gehry: DG Bank a Berlino, sulla Pariser Platz, completato nel 2001, il Guggenheim Museum a New York, il complesso, l'Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, Il Disney Ice ad Anaheim ed il Samsung Museum of Modern Art a Seul.

martedì 1 novembre 2011

Massimiliano Fuksas

Massimiliano Fuksas, è un uomo spiccatamente internazionale, sia dal punto di vista personale, che professione ed è, probabilmente, grazie a questo che oggi si trova ai vertici dell'architettura mondiale.

Nato da padre lituano e madre italiana e cresciuto tra Roma e Vienna, apre il suo primo studio professionale, ben due anni prima di laurearsi in architettura nel 1969.

Dopo un primo periodo di lavoro, in sordina, in Italia, si trasferisce in Francia, dove avviene la consacrazione a metà degli anni '80 e dove apre il suo primo studio internazionale, nel 1989 a Parigi, a cui fanno seguito quelli di Vienna nel 1993 e di Francoforte nel 2002.

Sessantottino puro, basa i suoi concept sull'idea dell'estetica al servizio dell'etica, principio alla base anche della Biennale Internazionale di Architettura di Venezia da lui diretta del 2000 e che si riflette pienamente sui suoi lavori, che comprendono, principalmente, opere pubbliche.

Sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni e poco incline alle regole, ha ideato alcune delle opere simbolo dell'architettura contemporanea: il Polo Fiera Pero-Rho a Milano, il Centro di Ricerca Ferrari a Maranello, l’Agenzia Spaziale Italiana a Roma, il Centro Congressi Italia Eur a Roma, il Peace Center a Jaffa, su incarico di Simon Peres e Yasser Arafat, l’International Trade Center a Shangai, lo Shenzen International Airport, ottenendo numerosissimi riconoscimenti e insegnando la sua arte in moltissimeuniversità.

Da non dimenticare due delle sue collaborazioni più importanti: quella con Armani per gli store di Milano, Hong Kong, Shangai e Tokyo e quella con la moglie Doriana, iniziata nel 1985, è che ha dato alla luce una produzione di design per Alessi, Guzzini, Poltrona Frau e Luxy.

venerdì 28 ottobre 2011

Antonio Citterio

Antonio Citterio, non è una superstar e neanche un rivoluzionario, è semplicemente il massimo rappresentante dell'eccellenza del design italiano contemporaneo nel mondo.

Lo dimostra il suo carnet ricco di premi internazionali e due collezioni permanenti, una al MoMA di New York e l'altra al Beaubourg di Parigi.

Nel rispetto della tradizione milanese del design di formazione architettonica, il suo lavoro va “dal cucchiaio alla città”, incarnando perfettamente questo motto, con un curriculum che spazia dall'industrial design, fino all'arredamento per interni di lusso.

Laureato presso il Politecnico di Milano, nel 1972 apre il suo primo studio.

Nel 1987, dall'incontro con Terry Dwan, nasce una collaborazione che lo porta, fino al '96, a progettare edifici dall'Europa al Giappone.

Nel 1999, invece, con Patricia Viel, fonda la Antonio Citterio and Partners, con doppia sede a Milano e Amburgo e con un raggio di azione che va dall'architettura al design, dalla corporate image alla comunicazione.

Costruisce e arreda praticamente di tutto: stabilimenti, uffici, hotels, sia in Italia, che all’estero, come il Bulgari Resort di Bali nel 2006 o il Bulgari Restaurant and Cafè di Tokio l'anno dopo.

Si cimenta, sia nel campo dell’industrial design, lavorando per le più importanti aziende del settore come Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, Aubrilam, B&B Italia, Flexform, Flos, Fusital, Guzzini, Iittala, Inda, Kartell, Maxalto, Sanitec Group - Pozzi Ginori, Simon Urmet, Technogym, Tre Più, Vitra, che in quello della moda, progettando e coordinando concept per Alberto Aspesi, Cerruti, Emanuel Ungaro, Stefanel, Zegna Sport, De Beers.

martedì 25 ottobre 2011

Philippe Stark

Philippe Stark, è la rock star dell'interior design, un genio creativo su scala mondiale, che ha ottenuto fama e fortuna, grazie ai suoi arredi belli e possibili, diventati, tutti nessuno escluso, oggetti del desiderio in brevissimo tempo.

Enfant prodige, a soli 20 anni è direttore artistico di Pierre Cardin e a 30, fonda la sua prima azienda. Il vero successo, però, arriva negli anni ’80, quando diventa il designer simbolo della Parigi di Mitterand, grazie ai suoi i progetti degli appartamenti presidenziali, del cafè Costes, dei club, delle boutique.

Dagli hotel design a Miami, Londra, New York, Tokyo, ai prodotti industriali per Alessi, Flos, Kartell, Driade, Cassina, con in mente, sempre e comunque, un unico scopo: avvicinare il design alla massa, oltrepassando la visione elitaria dello stesso.

Per questo, progetta ogni cosa possibile, spaziando dall’ideazione al packaging, senza porre limite all'inventiva: dalla pasta Panzani, alle calzature Puma, dalla moto Aprilia, agli orologi Fossil, dalla birra Kronenbourg, fino all’orsacchiotto Moulin Roty, ottenendo, così, un numero sconfinato di premi e riconoscimenti, oltre che di copertine patinate.

venerdì 21 ottobre 2011

Louis Ghost Kartell

Louis Ghost, è un oggetto di design elegante, capace di unirsi a qualsiasi ambiente, contesto abitativo o spazio collettivo.

Creata da Philipe Starck, per Kartell nel 2002, Louis Ghost, è una confortevole poltroncina in policarbonato trasparente e colorato, che prende ispirazione dallo stile barocco.

Infatti, il design di Louis Ghost, è liberamente ispirato al Luigi XV, corretto e rivisitato per stupire, emozionare, affascinare.

Louis Ghost, inoltre è risultato essere un coraggioso esempio d'iniezione del policarbonato in un unico stampo, materiale che, oltretutto, lo rende estremamente resistente, stabile e antigraffio.

Dunque, nonostante nome ed immagine, per così dire, evanescente, Louis Ghost è in realtà un oggetto di arredamento molto stabile e resistente, a prova di urto, graffio e persino di agenti atmosferici.

Un prodotto dal forte carisma, oltre che dal notevole appeal estetico, diventato in pochi anni, un oggetto cult, con eleganza ed ironia.

martedì 18 ottobre 2011

Charles B&BItalia

Un altro vero e proprio classico del design made in Italy è sicuramente il divano Charles.

Progettatto da Antonio Citterio, per la B&B Italia nel 1997, è diventato subito un best seller, grazie alla sua versatilità, data dalla combinazione di sedici diversi elementi, che permette molteplici le possibilità compositive.

Rivoluzionando il concetto di living, Charles è diventato il capofila di tutta una nuova generazione di divani, basati sull'innovativo concetto spaziale, ovvero un sistema con cui creare sempre nuove composizioni.

Charles, è adattabile a qualsiasi ambiente o arredamento, perchè modulabile, si evolve, cioè, per seguire le dinamiche dell’habitat domestico, grazie alle forme singole, lineari, angolari e addirittura a penisola, per collocarsi anche al centro dello spazio abitativo.

Estremamente contemporaneo e leggero, è provvisto di piano a seduta unico, con i cuscini liberamente appoggiati allo schienale e i piedini alluminio, che gli conferiscono il caratteristico aspetto,

Perfetto per durare nel tempo, il divano Charles, è stato recentemente aggiornato nella linea, grazie ad una nuova profondità, che lo rende, se possibile, ancor più confortevole.

venerdì 14 ottobre 2011

Tolomeo Artemide

Tolomeo, per usare una metafora presa in prestito dall'altra branca del design, quella della moda, è un po' il little black dress delle lampade: un pezzo dalla linea intramontabile, adatto ad ogni tipo di arredamento e ambiente.

Un elemento versatile, classico nella sua linea affusolata, moderno nell'idea di rilettura delle lampade a braccio del passato.

Tolomeo, nasce nel 1981, quando Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina presentarono ad Artemide, un progetto che, in chiave moderna, riprendeva le classiche lampade da lavoro a molle, esplorando il concetto di tensione e movimento.

Pur essendo ispirata a modelli tradizionali, Tolomeo ha uno stile molto personale e innovativo, dato dai materiali di costruzione, dalle tecnologie applicate e dal design moderno.

Grazie a Tolomeo, la luce diventa direzionabile verso ogni angolazione in modo stabile, tramite un sistema di molle e tiranti, con il diffusore, che è completamente ruotabile ed è costruito in l’alluminio anodizzato.

Il meccanismo a molle, in particolare, è nascosto e si estende per tutta la lunghezza del braccio, che a sua volta, viene tenuto in tensione da un cavetto in mostra sopra al braccio stesso.

Ciò consente il mantenimento delle caratteristiche linee pure degli elementi portanti di Tolomeo: la leggerezza dei bracci, esili e lunghi e la sottile base d’appoggio.

La fonte luminosa, invece, è costituita da una lampadina ad incandescenza, spostabile anch'essa in varie direzioni, grazie ai lunghi bracci ad ampia apertura.

Tolomeo, è stata concepita per diversi tipi di utilizzo: con una base, un morsetto o un supporto fisso ottenendo così le diverse versioni a sospensione, a terra, a parete e faretto.

Il risultato finale, è una lampada che, in più di vent'anni, ha segnato il design del secolo scorso, esportando il talento e la genialità italiana, in tutto il mondo.

martedì 11 ottobre 2011

Nathalie Flou


Partorito dalla mente creativa di Vico Magistretti, nel 1978, lo stesso anno in cui è nata l'azienda commissionaria, la Flou, Nathalie ha incarnato, e incarna, un nuovo modo di concepire il letto, non solo dal punto di vista della tipologia, ma anche da quello della forma e della struttura.

Questo perchè, grazie a Nathalie, per la prima volta, letto, accessori e biancheria si integravano in tutt'uno.

Da qui ad essere considerato il simbolo del letto contemporaneo, il passo è breve.

Nathalie, è diventato il capostipite della cosiddetta categoria dei letti tessilli, caratterizzato dal rivestimento completamente in tessuto o in pelle e dai distintivi fiocchetti, ad ornare la testata.

Dunque, letto e biancheria, con Nathalie, si fondono, adattandosi, al contempo, ai diversi gusti della persona, ai diversi stili di arredamento e alle tendenze del momento, rimanendo, così, sempre attuale.

Infatti, negli anni, è diventato un vero e proprio passepartout, un complemento d'arredo unico e moderno, ma, al tempo stesso, caratterizzato da elementi classici, in poche parole, uno standard irrinunciabile per le case di tutto il mondo.

Con il passare del tempo, Nathalie ha subito diverse mutazioni, trasformandosi in un infinito insieme di soluzioni, che prevedono la possibilità di scegliere tra quattro tipi di basi e di piani di riposo, la testata può essere reclinabile, il rivestimento sfoderabile in modo da essere coordinato con la biancheria, la parte inferiore può trasformarsi in un contenitore, diventando così, iper personalizzabile, a seconda dei desideri, delle esigenze e delle abitudini di chi lo vive.

Ancora oggi, Nathalie rimane il punto di partenza di un nuovo modo di dormire, il prototipo del letto tessile: moderno, imbottito e sfoderabile.

Nathalie, si colloca al di sopra degli stili e delle mode, risultando perfettamente compatibile con ogni tipo di arredo, sia classico, che moderno.

giovedì 6 ottobre 2011

Sacco Zanotta


E' un pezzo di storia del design italiano nel mondo, l'emblema della seduta indipendente, grazie alla sua mancanza di struttura rigida, che le permette di adattarsi liberamente ad ogni bisogno di comodità, la leggendaria Sacco è venuta al mondo colorata, leggera e anticonformista.

Prodotta dall'azienda di design milanese Zanotta, è stata partorita dalla mente creativa del trio Gatti, Paolini e Teodoro, partendo dall'idea iniziale di creare un sacco a fagiolo, imbottito di palline di polistirene semi-espanso, leggero, facilmente trasportabile e che si potesse adattare a qualsiasi posizione che la persona a sedere va ad assumere.

La rivoluzione, chiamata semplicemente Sacco, parte nel 1968, quando i tre architetti torinesi Gatti, Paolini e Teodoro, arrivarono da Zanotta con un sacco, appunto, in Pvc riempito per tre quarti di palline di polistirolo e dal quel giorno ha avuto un'ascesa inarrestabile, che, ancora oggi non conosce stanchezza.

Con Sacco, per la prima volta, si ha una seduta senza struttura rigida, che segue i volumi e i movimenti del corpo, assecondando, cioè, le diverse posture e adattandosi, nella forma, a diverse proporzioni.

Un vero e proprio cult, un'icona del design più moderno, libero e minimalista, che ha riscontrato fama internazionale, diventando una delle massime espressioni della creatività italiana.

Sacco è diventata simbolo del design che non conosce barriere, capace non solo di superare i confini, ma di riscrivere le regole e di rappresentare un’intera epoca.

Si parla, in particolare, degli anni ’70 e la poltrona Sacco, diventava lo status symbol dell'élite intellettuale italiana, ottenendo anche la consacrazione televisiva, grazie alle disavventure lavorative del Giandomenico Fracchia di Paolo Villaggio.

Nel 1972 viene, addirittura, esposta al MoMa di NewYork e in seguito in altri prestigiosi musei d'arte moderna come: il Musee des Arts Decoratifs di Parigi, il Victoria & Albert Museum di Londra e il Museo del Design alla Triennale di Milano.

E ancora oggi, dopo più di quarant'anni, la poltrona Sacco, continua a riscuotere successo, anche tra le nuove generazioni, come ogni grande icona che si rispetti.

martedì 4 ottobre 2011

Il lampadario Falkland, disegnato da Bruno Munari nel 1964 per Danese, è stato creato in origine usando una maglia elastica tubolare, prodotta in un calzificio, che prende la sua ormai mitica forma, grazie all'inserimento di alcuni anelli metallici di diverso diametro.

La nascita della lampada è sintomatica dell'estro e del genio di Munari: coinvolgere una fabbrica di calze da donna, per la creazione di uno degli oggetti più conosciuti del design italiano, al mondo.

La lampada Falkland, nella sua confezione, si compatta in pochi centimetri, ma in sospensione è alta più di un metro e sessanta, con un diametro di quaranta, assumendo il suo caratteristico aspetto, detto "forma spontanea", per effetto della gravità.

Il design di Falkland, rappresenta perfettamente lo stile di Munari.

Un concept in senso globale, applicabile al piccolo, come al grande oggetto di arredamento, caratterizzato dalla ricercatezza delle strutture, pur rimanendo essenziali, minimali e di un'estrema semplicità formale.

Così come la Falkland, tutte le altre lampade progettate nei primi anni '70 da Munari, sono si compongono di una struttura interna portante e da esterna, che va a regolare il tipo di illuminazione.

Il lampadario Falkland è l'esempio più famoso di questo tipo di lampade, in cui l'unione tra le due parti, ne determina non solo la forma, ma anche il basso costo, la facilità di montaggio e la praticità di stoccaggio.

Il successo di questo oggetto cult e del suo creatore, è dunque dovuto alla sua semplicità e linearità, oltre che alla logica essenzialità della struttura.